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Il Cloud con Google Apps intervista a Jacopo Rumi

Google apps

Tutti conoscono Google ma non tutti conoscono le Google Apps ed il Cloud di Google. Abbiamo chiesto a Jacopo Rumi, CEO di ICOA ed esperto di Google Apps, di farci una breve panoramica.

Le Google Apps non sono solo una collezione di utili applicazioni accessibili ovunque tramite browser, senza bisogno di installazione: sono la manifestazione di un nuovo modo di concepire il computing – il cloud – sintesi dell’informatica classica, della micro informatica e di Internet.

Alcune di esse sono prodotti compiuti, in grado di rimpiazzare in ogni scenario le controparti tradizionali (Gmail e Calendar), altre pur meno mature (Documenti, Fogli e Presentazioni) presentano però funzionalità di collaborazione e integrazione uniche e distintive.

Con le Google Apps è possibile lavorare a più mani, contemporaneamente, sullo stesso documento, commentarlo, visualizzarlo, presentarlo su PC e dispositivi mobili, indipendentemente dal sistema operativo e – in buona parte – dalla potenza di elaborazione locale.

La piattaforma, il sistema operativo diventano quasi irrilevanti: il sistema operativo è la rete e il browser è la sua porta di accesso: una visione che si concretizza nei Chromebook e Chromebox di Google, che nel nostro paese sono ancora poco compresi ma che altrove stanno gradualmente conquistando fasce di pubblico sempre più ampie, nel mercato individuale, dell’educazione e degli affari.

Le Google Apps sono anche un kit di montaggio, ampiamente programmabili con strumenti standard di facile accesso che consentono di realizzare in tempi brevi e a costi contenuti procedure automatizzate e l’integrazione tra dati di sorgenti diverse.

Fondamentale, in questo quadro, l’archiviazione su Google Drive che ci solleva dall’onere notevole della conservazione e gestione dei dati e dei documenti.

I nostri documenti saranno facilmente accessibili, conservatiin modo suicuro, condivisibili e ricercabili, ma non solo: Google Drive centralizza e garantisce il possesso dei dati anche trattati con applicazioni cloud non Google, che possono appoggiarsi ad esso e operare sui contenuti che vi sono memorizzati.

Ogni genere di applicazioni, alcune fino a poco tempo fa impensabili, trovano una radice comune, un centro di controllo omogeneo in Google Drive e nella Dashboard delle Google Apps.

Parliamo di disegno, modellatori 3D, programmi musicali, editor grafici e video, programmi di presentazione evoluti, generatori di diagrammi e bozzetti funzionali, software gestionali e per l’ufficio possono condividere i loro dati, memorizzarli sotto il controllo dell’utente, subordinati a regole di accesso omogenee.

Le Google Apps sono tante (oltre alle più conosciute, segnaliamo ad esempio Fusion Tables, in grado di reperire informazioni presenti sul web in forma varia e sintetizzarli in rapporti dinamici) e in continua evoluzione, legate da un filo conduttore di interoperabilità, di capacità di adattarsi ai loro utilizzatori e di mescolarsi nella trama della loro vita personale e professionale.

Il cloud porta ad un nuovo livello il processo di creazione collettiva che è stato l’elemento rivoluzionario dell’open source, consente un balzo di efficienza nella spesa per l’informatica di almeno un ordine di grandezza, apre nuove prospettive e nuovi mercati per utenti, aziende, programmatori, fornitori di servizi e per tutta la collettività.

Offre la possibilità di compiere un balzo di competitività di cui c’è bisogno particolarmente forte in questo momento storico.

Possiamo dire con certezza che le Google Apps saranno una parte importante del futuro che ci attende e che familiarizzarci con esse potrà consentirci di conseguire già da subito grandi benefici, oltre a metterci in posizione di vantaggio nello scenario che ci attende prossimamente.

 

Perchè andare sulle nuvole? Intervista a Marco Marasco sulla tecnologia Cloud

Il nuovo “tormentone tecnologico” sul quale ci interoghiamo oggi, cioè il “CLOUD COMPUTING”, ingombra viralmente, da qualche mese, la grande rete delle azioni di marketing dirette al consumatore finale. Per poter capire di cosa si tratta ma anche quali sono le finalità e il futuro di simile tecnologia, ci siamo rivolti al dott. Marco Marasco, esperto di IT e tecnologie Internet.

Dott. Marasco, cos’è la tecnologia “Cloud Computing”?

La traduzione letteraria del termine “Cloud Computing” sarebbe “Informatica tra le nuvole”. Se lo volessimo rappresentare graficamente, questo termine sarebbe una nuvola, simbolo che viene utilizzato per descrivere la rete nei diagrammi tecnici.

 

Si tratta di una tecnologia assai recente, apparentemente eterea, impalpabile. Non è un nuovo modello di telefono cellulare o di computer, ma un insieme di risorse hardware e software che forniscono servizi di accesso attraverso la rete internet per fare facilitare la gestione online di applicazioni e attività multimediali.

Che tipo di file possiamo utilizzare con la tecnologia “Cloud” ?

Sostanzialmente, spiegato in parole spicce, la tecnologia “Cloud” consente di utilizzare qualsiasi tipo di file (documenti, immagini, musica e video) senza avvalersi di supporti digitali quali periferiche digitali come pendrive Usb e hard disk esterni.

E’ possibile quindi leggere email, scrivere testi, ascoltare musica, guardare filmati e fotografie, senza installare alcun software, da qualsiasi parte del mondo attraverso l’utilizzo di un personal computer, dotato di connessione a internet. Questo è l’unico requisito.

Come funziona il “CLOUD COMPUTING”?

Tutto parte da un server remoto e un servizio hosting di qualsiasi provider che offre dello spazio web al quale è possibile avere accesso per archiviare i dati, depositandoli su internet e permettendoci di consultarli attraverso diversi dispositivi (PC, Tablet e Smartphone).

Aziende del settore offrono spazio web, gratuito fino a un certo quantitativo di gigabyte, fornendo l’accesso diretto attraverso un semplice browser e altri integrano persino un software per l’accesso diretto agli archivi dal Personal Computer permettendo inoltre di poter fare dei backup automatici. In questo modo, i dati presenti sul computer in uso, è al riparo dall’eventuale smarrimento che potrebbe essere causato da guasti hardware, disfunzioni, furti o semplicemente da errore umano.

In quali settori sarebbe applicabile la tecnologia “Cloud” e a quale tipo di aziende è indirizzata?

L’offerta del servizio “Cloud” per le aziende comincia a essere abbastanza ampia, diverse sono le aziende che hanno realizzato sistemi di accesso ai dati esterni attraverso internet per la piccola e media impresa e ancora più frequente invece è l’offerta dedicata al consumatore finale.

Questa tecnica si sta diffondendo molto anche nel settore del Leads Generation Management, nel Telemarketing e in altri servizi dedicati alla gestione di informazioni inbound e outbound, attraverso l’impiego di piattaforme CRM (Customer Relationship Management) proposte da aziende leader nel settore per servizi di Call Center.

Chi è in grado di mette a disposizione simile tecnologia?

Offrire questo tipo di tecnologia richiede infrastrutture IT e capitali enormi, quindi questo è un business che non poteva certamente passare inosservato dai colossi dell’Information Technology come: Apple, Google, Microsoft, IBM e Amazon, ognuno dei quali punta ai singoli consumatori oppure a governi e grandi imprese, ma l’offerta tecnologica sembrerebbe in espansione anche attraverso i servizi di professionisti del settore.

Quali sono i vantaggi della tecnologia “Cloud”?

La riduzione di costi è senz’altro un fattore primario seguito dal maggior controllo sulle spese e sull’esposizione economica derivante dall’acquisto e manutenzione di apparecchiature informatiche dedicate allo “storage”.

Il “Cloud Computing”, essendo sostanzialmente un servizio, non comporta alcuna spesa di capitale o investimenti onerosi ma bensì un canone operativo mensile facilmente gestibile dalle aziende, eliminando appunto in questo modo l’esposizione economica per l’acquisto e manutenzione di apparati informatici.

Non dovendo acquistare nessuna licenza software, è possibile ottenere la propria piattaforma “Cloud” in poche ore se non addirittura minuti, a differenza di settimane e mesi richiesti per ordinare, configurare e installare le soluzioni per lo “storage” tradizionale. Tutto questo influisce notevolmente sulla flessibilità riducendo notevolmente anche i costi di relativa gestione e manutenzione IT non essendoci alcuna installazione fisica, da non sottovalutare inoltre anche la semplicità di gestione dei dati che può essere effettuata attraverso il proprio personale senza che abbia alcuna competenza nel settore.

Qual’è l’impatto del “Cloud Computing” sull’ambiente?

Un altro fattore molto importante del “Cloud Computing” è sicuramente quello ambientale, limitando l’utilizzo di apparecchiature hardware destinate all’archiviazione dei dati, significa ridurre l’utilizzo di energia elettrica destinata all’alimentazione degli stessi e al loro raffreddamento, raggiungendo così delle basse emissioni di CO2 e una migliore conservazione dell’energia.

Ma questa tecnologia è davvero sicura e rispetta la privacy?

Sull’argomento sicurezza e privacy c’è molto perplessità, soprattutto da parte delle aziende, motivo per il quale tentennano ad adottare questa tecnologia anche per il fatto che molte questioni non siano molto chiare. Sembrerebbe infatti che i fornitori di servizi “Cloud” s’impegnino molto ad aiutare la propria clientela nell’ottenere vantaggi come minor costi e tempi di strutturazione per l’archiviazione dei dati più che a garantire la sicurezza dei servizi erogati.

L’infrastruttura per l’archiviazione dei dati dei colossi IT è senza dubbio indiscutibile ma la fiducia comincia a calare quando si tratta di valutare i servizi offerti dalle piccole imprese, aziende per la maggior parte delle volte sconosciute. Il rischio più grosso è che in caso di blackout, di incidenti ai server o di attacchi da parte di hacker, i servizi “Cloud” rischino di diventare impossibili da raggiungere causando, nelle peggiore delle ipotesi, anche il furto e la perdita dei dati aziendali, ma fondamentalmente sono rischi comuni e la vulnerabilità dei dati è a rischio anche se conservati su server e archivi digitali di nostra proprietà.

Molto importante è essere a conoscenza che in molti paesi sono in vigore normative che impongono delle modalità secondo cui i dati devono essere archiviati e protetti e qualsiasi servizio “Cloud” deve essere conforme a tali prescrizioni.

Qual’è secondo Lei dott. Marasco il futuro della tecnologia “Cloud”?

È prevista una crescita esponenziale della tecnologia “Cloud” nei prossimi anni, sia in ambito privato che pubblico, anche grazie alla continua diffusione di prodotti informatici portatili come Tablet e Smartphone e senza dubbio la comodità di accedere e condividere, attraverso questi “device”, musica, video, foto e documenti personali ovunque ci si trovi è davvero notevole e interessante. Probabilmente questa comoda tecnologia, nel corso del tempo, sarà destinata anche a rivoluzionare il nostro modo di vivere e di lavorare.